Libia, il sito archeologico romano di Sabratha nel mirino dell’Isis

Libia, il sito archeologico romano di Sabratha nel mirino dell'Isis

MILANO – L’Isis avanza e guadagna terreno e il pericolo in Libia non è solo per le persone. Dopo Palmira, in Siria, un altro sito archeologico rischia di essere distrutto dai terroristi. I resti romani di Sabratha, patrimonio dell’umanità dell’Unesco, uno dei più famosi e belli del Nord Africa, noto per l’anfiteatro romano affacciato sul Mediterraneo, è ora in pericolo. Giovedì i miliziani, a 70 km da Tripoli, hanno occupato i territori a ovest. L’Isis non si era mai spinta così oltre. Le testimonianze delle persone non lasciano spazio a dubbi, i terroristi vanno e vengono ma hanno allestito campi di allenamento e check point. Secondo alcune fonti sono entrati in città senza combattere, mostrando le armi per assicurarsi il controllo, come era successo anche a Raqqa.

SABRATHA – I miliziani potrebbero essere interessati al sito archeologico per questioni finanziarie. Parte degli introiti del gruppo terroristico derivano infatti dalla vendita dei reperti archeologici. Sabratha fu fondata dai Fenici e successivamente conquistata dai Romani. La città moderna conserva le rovine dell’antica urbe. L’area archeologica, di rara bellezza, nel 1982 è stata inserita nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.

IL SITO – L’area è stata curata a partire dal 1920 dagli archeologi italiani, diretti da Renato Bartoccini, che hanno scoperto e parzialmente ricostruito buona parte dei reperti rinvenuti. Il monumento più importante è il teatro romano, probabilmente realizzato tra il II ed il III secolo. Oltre al teatro sono presenti  il Forum con alcuni templi e altri monumenti. Tra loro il tempio di Antonino Pio, il tempio di Giove e la Basilica cristiana fatta costruire da Giustiniano con il pavimento a mosaico.

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