Isis, opere d’arte prese a martellate a Mosul

Ancora una volta la furia devastatrice dei fondamentalisti islamici si abbatte contro le opere d’arte e i reperti archeologici. Statue e bassorilievi antichi, alcuni dei quali risalenti a oltre 3.000 anni fa, abbattuti a colpi di piccone

 
MILANO – La barbara distruzione di statue e bassorilievi antichi: un video propagandistico pubblicato dal sedicente Stato islamico mostra l’ennesimo atto di barbarie degli estremisti, diretto questa volta non alle persone, ma alle opere d’arte. Nel filmato, girato nella città di Mosul, l’antica capitale assira Ninive, un manipolo di uomini si accanisce contro opere d’arte che, se sono attendibili le targhette che vi si trovano accanto, risalgono ad alcuni secoli prima di Cristo, all’apice dello splendore di quella civiltà.

 
I jihadisti si scagliano soprattutto contro le statue e in generale quelle opere d’arte che hanno forma umana, decapitandole. Alcune scene sembrano girate alla porta di Nergal, che prende il nome da una divinità venerata nell’antica Mesopotamia. I lamassu, uomini-toro scolpiti con un paio d’ali, proteggono il passaggio. Anche queste statue, fa intendere il video, potrebbero essere state decapitate. Da quello che si sa del gruppo guidato da Al-Baghdadi non tutte le opere d’arte subiscono questa sorte. Altre, presumibilmente quelle più di valore o più piccole e quindi più facili da piazzare, vengono contrabbandate all’estero e rappresentano per il gruppo una grossa fonte di finanziamento.

 
I DANNI – Secondo l’archeologa irachena Lamia al-Gailani, dell’Institute of Archaelogy, i danni sono incalcolabili. ‘Non si tratta solo del patrimonio iracheno: si parla del mondo intero’, ha detto alla Reuters, paragonando la gravità dei fatti alla distruzione dei Buddha di Bamiyan che i talebani fecero nel 2001 in Afghanistan. All’inizio del video viene anche diffusa un’immagine che mostra un immenso rogo di libri. Solo qualche giorno fa il direttore della biblioteca pubblica di Mosul, Ghanim al-Tàan, aveva denunciato che miliziani avevano bruciato più di ottomila tra libri antichi rari e manufatti.

 

26 febbraio 2015
 
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