In Italia i rifugiati diventano “monuments men” per salvare il patrimonio culturale

In Italia i rifugiati diventano "monuments men" per salvare il patrimonio culturale

Corsi ai rifugiati nelle università per salvare il patrimonio culturale. È questo il cuore del progetto X-Team, istituito dal Politecnico di Torino, le università Ca’ Foscari e Iuav di Venezia, gli istituti Siti e Corila. Uno dei progetti modello dell’impegno dell’Italia per creare “corridoi educativi” per rifugiati e richiedenti asilo. A darne notizia il quotidiano La Stampa.

 

ESPERTI DI SICUREZZA – Tra i rifugiati dei campi profughi ci sono funzionari, docenti, archeologi, conservatori che hanno visto distruggere l’archivio dei musei in cui lavoravano, quando non i monumenti o le opere d’arte. Grazie al progetto X-Team, adesso potranno formarsi in Italia per diventare esperti della sicurezza del patrimonio culturale dai danni del tempo, dal commercio illegale e dagli attacchi dell’uomo. E poi, tornare nei loro Paesi per avviare la ricostruzione a partire dalla cultura. Il progetto pilota partirà a settembre e coinvolgerà cinquanta studenti dai Paesi in guerra, in particolare profughi o sfollati dalla Siria, già arrivati in Italia, o ospitati nei campi in Paesi come Libano e Giordania. Per otto mesi seguiranno corsi intensivi sui beni artistici e la salvaguardia del patrimonio culturale, prima in Piemonte, nel monastero di Santa Croce di Bosco Marengo, poi in Veneto.

 

PROSEGUIRE LA FORMAZIONE – Non solo Palmira, sotto attacco dell’Isis. In Medio Oriente “si sta consumando un genocidio culturale finalizzato alla distruzione delle opere”, affermano gli organizzatori del progetto. Durante i corsi, si parlerà di temi come la cartografia, la ricostruzione di un archivio museale, le moderne tecniche di sopralluogo con i droni. Verranno coinvolti anche gli incubatori d’impresa, per creare posti di lavoro “nella prospettiva di un ritorno a casa con dignità”. Lo scopo del progetto è formare personale che possa salvaguardare i beni culturali “sul posto, o portarli via se possibile quando c’è una minaccia”. Ma il primo obiettivo è far riprendere gli studi. Perché non c’è solo il dramma dei monumenti rasi al suolo. C’è lo sfilacciamento dei rapporti, l’interruzione della catena di formazione e di studio che impoverisce ancora di più i Paesi in guerra.

 

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